Nicola Severino

LE PAROLE DELLA GNOMONICA

dizionario di gnomonica

Prima edizione

ROCCASECCA
1995

Premessa

In questo secondo libro voglio inserire, a coronamento del primo, un dizionario di gnomonica che spero resti utile al lettore almeno sotto due aspetti: a) soddisfare la comodità di un riscontro immediato del significato dei molti termini inusuali coniati da Kircher nella sua opera di cui si è trattato nel libro primo; b) soddisfare l’esigenza del lettore neofita di avere un dizionario, o prontuario lessicale, di rapida consultazione, per quei termini "gnomonici" che derivano dall’Astronomia, dalla Geometria e dalle diverse metodologie costruttive degli orologi solari adottate nel tempo dagli gnomonisti.

Il lettore si ravvederà facilmente che molti termini fanno parte del lessico utilizzato da Kircher e che è mia intenzione integrare, per i motivi esposti nel libro primo, nella moderna terminologia gnomonica e quindi nel presente dizionario. D’altra parte, come si fa a non tenere conto di un lavoro tanto vasto quanto diverso, per gli argomenti e per le soluzioni gnomoniche tecniche ed artistiche, come quello dell’Ars Magna...?

Per i termini antichi che rappresentano, al contrario di quanto si potrebbe credere, la maggior parte del lessico gnomonico anche moderno, ho attinto dalle fonti più autorevoli della Rinascenza: C. Clavio, O. Fineo, F. Maurolico, F. Vimercato, V. Pini; ma non ho tralasciato i grandi trattati del "secolo dei lumi": da quelli fondamentali di Magdleine, Ozanam e Bion, alle opere di C. Wolff e Pappiani, fino alle Enciclopedie Metodiche e, in primis, il "Dictionnaire" di D’Alembert e Diderot.

Il. poco che la gnomonica del XIX e XX secolo ha da aggiungere al grande arcobaleno storico l’ho attinto dai noti trattatisti G. Bellavitis, La Leta, Barzizza, Pasini, Garnier e via dicendo.

Anche per questo lavoro mi sono avvalso della collaborazione di amici e colleghi che hanno messo a disposizione la propria esperienza teorica e pratica acquisita in lunghi anni di ricerche nella gnomonica e nella sperimentazione di nuove metodologie costruttive degli orologi solari. Un ringraziamento particolare va dunque allo gnomonista Riccardo Anselmi di S. Vincent, al Dott. Edmondo Marianeschi di Terni, al Prof. Piero Tempesti di Treviso, all’Ing.. Salvo De Meis di Milano, all’Ing. Gianni Ferrari di Modena, all’amico Mario Arnaldi di Ravenna e a tutti quanti mi hanno sostenuto, moralmente e fattivamente, durante le numerose ricerche effettuate da Marzo del 1994 ad oggi.

Nicola Severino

Roccasecca, Giugno 1995

 

Introduzione

Il presente lavoro costituisce un primo tentativo di riorganizzare, attraverso l'analisi delle fonti storiche disponibili, il lessico gnomonico che si è andato delineando nei secoli, con le diverse classificazioni degli orologi solari escogitati dagli autori e costruttori di strumenti scientifici, ed in particolare degli strumenti gnomonici, con maggiore riferimento al periodo rinascimentale ed illuministico.

Si è cercato qui di recuperare nel gran pentolone della storia quei termini e modi di dire che hanno caratterizzato la letteratura gnomonica dell'antichità e della Rinascenza e che, sfortunatamente, rischiano oggi di restare nell'oblìo totale, soprattutto se si considera che attualmente anche una disciplina quale la gnomonica è stata catturata dagli artigli dell'informatica che ne ha sconvolto totalmente la tradizionale metodologia di progettazione con la programmazione software del calcolo di tutti gli elementi di un orologio solare.

Tuttavia, una ristretta élite di appassionati, già da tempo ha messo in evidenza l'importanza di un sollecito recupero delle fonti storiche relative alla gnomonica e quanto ci sia ancora da lavorare in questa piccola fetta di cultura. La gnomonica ellenica, di cui sappiamo solo delle citazioni di Vitruvio su alcuni orologi solari; la gnomonica dell'alto medioevo, che rappresenta un vero buco nero della storia, non solo di questa materia, ma dell'intera storia degli strumenti scientifici; la gnomonica araba, che solo recentemente ha conquistato l’interesse degli studiosi e gnomonisti italiani.

Queste lacune della storia della scienza, direi più che della sola storia della gnomonica, possono benissimo offrire lo stimolo principale per intraprendere un serio lavoro di ricerca. Ed è collateralmente all'iniziativa di analizzare le fonti storiche utili ad eliminare tali lacune che nasce questa semplice idea di tentare un primo approccio alla riorganizzazione e recupero del lessico gnomonico usato dagli gnomonisti di tutti i tempi. Naturalmente questo tentativo è limitato alle fonti disponibili che sono poche, anzi pochissime, rispetto alla produzione sparsa nei ricettacoli delle varie istituzioni culturali dell'Europa. Valga sempre, e comunque, come stimolo ad un maggiore approfondimento per gli autori che, avendo maggiori e migliori possibilità, vorranno dedicarvisi con più zelo.

 

I termini essenziali.

Già la parola stessa "Gnomonica" è stata sostituita, se non alterata, fin dall'antichità con altri appellativi. Gnomonica deriva dal verbo greco "gnomon" (gnomone) adottato in base al fatto che lo gnomone, o stilo, si fa interprete (indagatore, conoscitore, giudice), per la lettura dell'ora sul quadrante solare. Tale "gnomon indagator umbrae" si riscontra, tuttavia, nella letteratura in tempi non più antichi di Vitruvio. E' molto probabile che fino ad allora il termine in uso fosse "sciaterica", o "scioterica", adottato in base al fatto che gli strumenti che mostravano le ore a mezzo dell'ombra del Sole (e presumibilmente questo discorso è ristretto ai soli strumenti di modeste dimensioni o addirittura portatili) erano appunto denominati "scioteri", termine che deriva da "scio" che significa ombra e "tereo" che significa catturare, con evidente riferimento al piano stesso dell'orologio solare sul quale lo stilo "catturava l'ombra" del Sole ().

Esichio, grammatico greco del V sec. d.C. e autore di un importante lessico greco, cita invece il termine "sciotereo" che significa "osservo le ombre".

Sempre nell'antichità la gnomonica viene appellata anche "sciografia" (Clemente Alessandrino, II sec. d.C.). Ma le varianti dei nomi addebitati a questa disciplina vengono modificati o aggiustati nel corso dei secoli da parte degli studiosi. "Scioterica" viene anche modificata in "Sciateras" e "Gnomonica" in "Gnomicen" e "Gnomica" (Francesco Maurolico, sec. XVI), mentre in qualche luogo si legge addirittura "Sciomachia" che curiosamente significa "combattimento di ombre".

 

Lo Gnomone

In tempi relativamente recenti si sono adottati per brevi periodi i termini di "Horographia" e "Horologiographia", mentre un termine veramente inusuale è "Fotosciaterica" (Photosciatherica) che l'astronomo C. Wolff nel XVII secolo introduce in una sua opera per descrivere le grandi meridiane a "luce" e i nuovi orologi solari che sfruttano, per la lettura dell'ora, un raggio di luce al posto della classica ombra.

Anche lo gnomone, o stilo, è stato sicuramente ribattezzato più volte anche se poi ha assunto definitivamente tale appellativo riferito al semplice bastone, o asta che può essere impiantato in diversi modi in un orologio solare, mentre non sappiamo con certezza cosa fosse il "Polos" tanto citato nell'antichità. Anche se Erodoto, in una sua citazione, sembra distinguerlo dallo gnomone per mezzo di una congiunzione (...polon et gnomonem...), non possiamo escludere la possibilità che il termine "Polos" indicasse anche semplicemente uno gnomone posto parallelamente all'asse terrestre, ma purtroppo non si è in grado di dimostrare se gli antichi fossero o no a conoscenza dell'assostilo.

E' probabile che in seguito lo gnomone abbia assunto nuovi vocaboli, come per esempio "verunculum" (Plinio il Vecchio e Vegezio), mentre nel Rinascimento, lo "gnomone" trova nuove categorie di espressioni quando viene adottato lo "stilo triangolare", cioè lo stilo principale inclinato sul piano dell’orologio e parallelo all'asse terrestre, e i due lati che formano con esso un triangolo denominato "triangolo stilare". I tre lati furono detti "base", "cateco" e "hypotenusa" che corrispondono rispettivamente (nella moderna nomenclatura) al "Substilo" (che dà origine alla Substilare, o Sottostilare, o Sustilare), "Ortostilo" ed "Assostilo" (dal francese "Style-axe").

 

Classificazione degli orologi solari

La terminologia gnomonica adottata fin dall'antichità è stata soggetta, come è evidente, ad una lenta ma inarrestabile evoluzione lessicale, soprattutto per l'influsso che il progresso scientifico e tecnologico imponeva ai costruttori di orologi solari, veri e propri artigiani ormai già nel IV secolo a.C., nella realizzazione di modelli concettualmente diversi dai precedenti.

I metodi costruttivi, e forse anche i modelli (si pensi agli orologi monumentali), potevano essere così differenti per tradizione, da un paese all'altro, che potremmo correre il rischio oggi di trovarci di fronte anche a diversi termini gnomonici, senza pensare magari che essi potessero indicare tutti uno stesso strumento. E' difficile dire con quale termine gli Egiziani usassero indicare il metodo di computare i momenti (attenzione, non le ore!) della giornata attraverso l'osservazione del movimento dell'ombra delle Piramidi (come riferisce Tolomeo) o, più probabilmente degli obelischi. Ancor peggio sono i dubbi sull'orologio di Achaz che codici antichi riportano con il termine "mahalot" (gradi), nella Vulgata gratuitamente tradotto con orologio solare, o peggio "quadrante solare".

Allo stesso modo non si hanno elementi certi per poter classificare con sicurezza gli orologi solari della Grecia antica, cioè del periodo che va da Anassimandro (VI sec. a.C.) a Beroso Caldeo (III sec. a.C.). E mentre Vitruvio Pollione, nella sua Architettura (I sec. a.C.), ci regala alcune pagine di gnomonica con un elenco di artigiani e di orologi solari (pur senza darne una precisa descrizione) in uso ai suoi tempi, nessuna fonte invece ci è pervenuta a far luce sulla lontana epoca (VI sec. a.C.) in cui ebbe inizio la gnomonica ellenica.

Così, sempre restando nel campo della pura ipotesi, possiamo provare almeno a ricordare i termini di strumenti gnomonici che grazie agli antichi compilatori e i manipolatori delle antiche scritture, sono giunti fino al medioevo, e attraverso gli eruditi dell'Umanesimo e della Rinascenza sono arrivati fino a noi.

Come è stato dimostrato dai ritrovamenti archeologici, già nel 1500 a.C. in Egitto venivano normalmente impiegati per la misura del tempo gli orologi solari portatili. Segno questo che dovevano essere in uso anche orologi solari più grandi, sebbene di semplice realizzazione. Passare poi dal gigantesco obelisco ad un'asta che su di un piccolo piano servisse allo stesso scopo, non dovette essere particolarmente complicato.

E' facile quindi supporre che gli orologi solari piani dovettero esistere già nell'antico Egitto. Per questo, credo personalmente che Anassimandro ( a cui viene generalmente attribuita l'"invenzione" degli orologi solari insieme al suo discepolo Anassimene) non abbia fatto un grande sforzo per adottare uno strumento che probabilmente era assimilabile al classico orologio orizzontale: un piano orizzontale, con uno gnomone perpendicolare, sul quale aveva individuato la proiezione dell'equatore, dei solstizi e forse delle 12 ore naturali.

Tale orologio solare viene denominato dagli autori con il termine "Sciotericon", "Horoscopion", "Gnomonem comparavit at dignoscendas conversiones Solis" ed "Heliotropion". E' interessante notare che si ha un analogo di circa 1500 anni dopo, cioè quando nel 1033 circa il monaco tedesco Ermanno Contratto descrive lo "gnomone girevole da viaggio" che noi oggi siamo abituati a denominare "orologio cilindrico", o "meridiana del pastore".

Così, forse un orologio solare con linee solstiziali, equinoziali e divisione oraria, poteva essere denominato all'epoca di Anassimandro "gnomone idoneo a catturare le ombre attraverso le "conversioni" del Sole".

Come è evidente, risulta praticamente impossibile effettuare una classificazione degli orologi solari pre-vitruviani in quanto non si hanno elementi sufficienti per poterli identificare singolarmente. Lo "gnomone", "l'eliotropio", "l'oroscopo" o "vasa horoscopi", il "polos", sono tutti termini che possono alludere ad altrettanti orologi solari, ma potrebbero anche essere sinonimi di uno stesso strumento denominato in modi diversi dagli scrittori.

La mia opinione è che i primi strumenti, lo gnomone e l'eliotropio, fossero da identificare con un orologio solare in piano orizzontale in cui vi sono descritti i circoli solstiziali, equinoziali e le 12 ore temporarie; l'"oroscopo", o "vasi oroscopi", credo di averli identificati, grazie alle fonti storiche, in uno strumento simile al precedente, ma arricchito di schemi e simbologie astrali, secondo le antiche tradizioni astrologiche, che veniva usato, oltre alla normale lettura dell'ora, per rilevare l'oroscopo alla nascita di una persona, dato fondamentale nella tradizione della cultura astroiatrica dell'antichità; il "polos" è, molto probabilmente, l'orologio solare che nei secoli successivi venne chiamato semplicemente "scafio" (scaphen), citato da Vitruvio come "Hemisphaerium".

 

L'Elenco di Vitruvio

L'opera di Vitruvio, l'Architettura, ci è giunta in molte versioni in codici, ben manipolati da copisti e traduttori dall'antichità ad oggi. In base alle più recenti traduzioni, si è tentato di abolire alcuni termini che invece vennero usati da quasi tutti gli autori della Rinascenza e fino alla prima metà di questo secolo. Sicchè, nei moderni testi di gnomonica non si leggono più questi nomi. E' mio intento emendare (come ho già fatto nella "Storia della Gnomonica") tali termini. Nella tabella che segue riporto l'elenco completo degli orologi solari citati da Vitruvio, così come si leggono nelle traduzioni erudite di autorevoli studiosi del Rinascimento; traduzioni effettuate, peraltro, sulla scorta di codici antichi che oggi potrebbero non esserci più.

 

OROLOGI CITATI DA VITRUVIO

- Hemicyclium

- Scaphen o Hemisphaerium

- Discum in Planitia

- Arachnen

- Plinthium sive lacunar

- Pros ta istoroumena

- Pros pan klima

- Pelecinon (da emendare in Pelignum)

- Conum

- Pharetram

- Gonarchen

- Engonaton

- Antiboraeum

- Viatoria pensilia

 

I termini che rischiano di essere aboliti sono Gonarchen ed Engonaton sul cui significato si rimanda al Dizionario di Gnomonica che segue.

 

La Classificazione degli orologi solari in Cristoforo Clavio

Cristoforo Clavio è stato uno dei maggiori gnomonisti di tutti i tempi. Mi pare di qualche interesse quindi vedere in che modo egli effettuava una classificazione degli orologi solari in uso ai suoi tempi, secondo i canoni scientifici da lui adottati nella stesura del grande libro "Gnomonices libri octo" edito nel 1586.

Egli distingue gli orologi solari a seconda della posizione del piano adottato rispetto ai punti cardinali e ai circoli celesti primari:

 

1) Orologio orizzontale (equidistante dall'orizzonte).
2) " verticale rivolto a sud.
3) " " " a Nord (Boreale).
4) " meridiano orientale (verticale ad est).
5) " " occidentale (verticale ad ovest).
6) " polare superiore.
7) " " inferiore.
8) " equinoziale superiore.
9) " " inferiore.
10) " declinante dal sud a est.
11) " " dal nord (Borea) a nord-est.
12) " " dall'orizzonte superiore rivolto verso lo zenit
13) " " dall'orizzonte inferiore rivolto verso il nadir (orientale)
14) " inclinato sull'orizzonte superiore rivolto allo zenit
15) " " sull'orizzonte inferiore rivolto al nadir
16) " Declinante-inclinato superiore.
17) " " " inferiore.

Questi sono i principali orologi solari classificati da Clavio e possiamo dire che si tratta senz'altro di una delle primissime classificazioni moderne degli orologi solari se si esclude che nel mondo arabo, dove la gnomonica conobbe livelli eccezionali già nel X secolo, si registravano classificazioni di orologi solari secondo criteri che sorprenderebbero oggi i più avvezzi gnomonisti.

 

Classificazione dei piani di costruzione degli orologi solari in Athanasius Kircher.

Kircher fa un elenco, o catalogo, di tutti i possibili piani sui quali possono essere tracciati gli orologi solari. Lo riportiamo in originale, nel suo latino scorrevole, come egli lo propose nella sua opera "Ars Magna Lucis et Umbrae" del 1646.

Libratum

1. Horizontale.

Verticalia seu ad horizontem recta

2. Verticale ad Meridiem.

3. Verticale ad Septentrionem.

4. Meridianum Orientale.

5. Meridianum Occidentale.

6. Declinans à Meridie in Ortum.

7. Declinans à Meridie in Occasum.

8. Declinans à Septentrione in Ortum.

9. Declinans à Septenrione in Occasum.

Inclinata ad horizontem

10. Aequinoctiale superius, sive Boreale.

11. Aequinoctiale inferius, sive Australe.

12. Inclinatum ad horizontem inferius ad Austrum, et aequidistans circulo maximo,

qui Meridianum secat infra punctum aequinoctiale.

13. Inclinatum ad horizontem superius ad Septentrionem, et aequidistans circulo maximo,

qui Meridianum secat infra punctum aequinoctiale.

14. Inclinatum ad horizontem inferius ad Austrum, et aequidistans circulo maximo, qui

Meridianum secat supra punctum aequinoctiale.

15. Inclinatum ad horizontem superius ad Septentrionem, et aequidistans circulo maximo

qui Meridianum secat supra punctum aequinoctiale.

16. Polare superius, sive ad Zenith.

17. Polare inferius, sive ad Nadir.

18. Inclinatum ad horizontem inferius ad Septentrionem, et aequidistans circulo maximo

secanti Meridianum infra Polum.

19. Inclinatum ad horizontem superius ad Austrum, et aequidistans circulo maximo secanti

Meridianum infra Polum.

20. Inclinatum ad horizontem inferius ad Septenrionem, et aequidistans circulo maximo

secanti Meridianum supra Polum.

21. Inclinatum ad horizontem superius ad Austrum, et aequidistans circulo maximo secanti

Meridianum supra Polum.

 

Declinantia ab horizonte

22. Declinans ab horizonte inferius ad Ortum.

23. Declinans ab horizonte superius ad Occasum.

24. Declinans ab horizonte inferius ad Occasum.

25. Declinans ab horizonte superius ad Ortum.

Inclinata simul et Declinantia

26. Inclinatum simul et declinans à Meridie in Ortum inferius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat in eodem puncto cum aequinoctiali.

27. Inclinatum simul et declinans à Septentrione in Occasum superius, et aequidistans

circulo maximo, qui Meridianum secat in eodem puncto cum aequinoctiali.

28. Inclinatum simul et declinans à Meridie in Ortum inferius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat infra punctum aequinoctiale.

29. Inclinatum simul et declinans à Septentrione in Occasum superius, et aequidistans

circulo maximo, qui Meridianum secat infra punctum aequinoctiale.

30. Inclinatum simul et declinans à Meridie in Ortum inferius, et aequidistans circulo

maximo, qui meridianum secat supra punctum aequinoctiale.

31. Inclinatum simul et declinans à Septentrione in Ortum superius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat supra punctum aequinoctiale.

32. Inclinatum simul et declinans à Meridie in Occasum inferius, et aequidistans circulo

maximo, qui meridianum secat in eodem puncto cum aequinoctiali.

33. Inclinatum simul et declinans à Septentrione in Ortum superius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat in eodem puncto cum aequinoctiali.

34. Inclinatum simul et declinans à Meridie in Occasum inferius, et aequidistans circulo

maximo, qui meridianum secat infra punctum aequinoctiale.

35. Inclinatum simul et declinans à Septentrione in Ortum superius, aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat infra punctum aequinoctiale.

36. Inclinatum simul et declinans à Meridie in Occasum inferius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat supra punctum aequinoctiale.

37. Inclinatum simul et declinans à Septentrionem in Ortum superius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat supra punctum aequinoctiale.

38. Inclinatum simul et declinans à Septenrione in Ortum inferius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat per Polos.

39. Inclinatum simul et declinans à Meridie in Occasum superius, et equidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat per polos.

40. Inclinatum simul et declinans à Septenrione in Ortum inferius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat infra polum arctimum.

41. Inclinatum simul et declinans à Meridie in Occasum superius, et equidistans circulo

maximo, qui Meridianum secatinfra polum arcticum.

42. Inclinatum simul et declinans à Septenrione in Ortum inferius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat supra polum arcticum.

43. Inclinatum simul et declinans à Meridie in Occasum superius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat supra polum arcticum.

44. Inclinatum simul et declinans à Septentrione in Occasum inferius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat per polos.

45. Inclinatum simul et declinans à Meridie in Ortum superius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat per polos.

46. Inclinatum simul et declinans à Septenrione in Ortum inferius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secant infra polum arcticum.

47. Inclinatum simul et declinans à Meridie in Ortum superius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat infra polum arcticum.

48. Inclinatum simul et declinans à Septenrione in Occasum inferius, et aequidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat infra polum arcticum.

49. Inclinatum simul et declinans à Meridie in Ortum superius, et equidistans circulo

maximo, qui Meridianum secat supra polum arcticum.

 

Questo elenco prevede, per i piani inclinati, il caso di una parete (B nella figura 1) il cui angolo di inclinazione è minore dell’angolo di inclinazione dell’Equatore (n. 12-13); la stessa parete con angolo di inclinazione maggiore del complemento della latitudine (n. 14-15); per una parete (F nella figura 1) il cui angolo di inclinazione è minore della latitudine (n. 18-19); la stessa parete con inclinazione maggiore della latitudine (n. 20-21). I casi riportati ai numeri dal 26 al 37 riguardano le pareti C-I; quelle relative ai numeri dal 38 al 49 riguardano le pareti E-G.

La classificazione degli orologi solari nell'Enciclopedia

del secolo "dei lumi".

L'"Encyclopédie", o "Dictionnaire reisonné des sciences, des arts et des métiers", di Diderot e D'Alembert, nota come l'enciclopedia dei "lumi" e di cui il primo volume fu pubblicato nel 1751, insieme al supplemento pubblicato successivamente, contiene alla voce "cadran solaire" un primo sunto efficace della gnomonica di quei tempi e l'occasione per presentare alcuni studi speciali, nel supplemento, sugli strumenti solari portatili d'altezza.

Una prima distinzione degli orologi solari è la seguente ():

 

Orologi equinoziali

orizzontali

verticali

polari

diretti

elevati

declinanti

inclinati

reclinati

cilindrici, ecc.

 

Gli orologi solari vengono qui distinti in due specie. Nella prima specie sono classificati quelli costruiti sul piano orizzontale e verticale. Di seconda specie sono quelli costruiti su piani declinanti, inclinati o reclinanti. I quadranti equinoziali pare costituissero una specie a parte se sono stati definiti al di fuori di queste categorie.

Quasi ogni categoria di questi principali orologi solari ha dei sottogruppi che possiamo così specificare andando quindi a delineare il quadro generalmente accettato anche in tempi moderni della classificazione di quasi tutte le categorie di orologi solari:

 

Nello specificare le varie categorie di "quadranti solari", come generalmente i francesi denominano tutti gli orologi solari, l'Encyclopédie di Diderot dà largo spazio alle definizioni di ogni parte degli orologi con alcune particolarità, a dire il vero, mai riscontrate nella letteratura gnomonica che in genere resta molto superficiale sul lessico e molto riguardevole per le cose descrittive.

Per esempio, a pagina 501 del tomo II (si veda la nota 2) si specifica che i "quadranti il cui piano è rivolto esattamente sui punti cardinali dell'orizzonte, si chiamano "quadranti diretti", da cui deriverebbe anche la definizione di "Gnomonica diretta". In particolare, se il piano dei quadranti diretti è perpendicolare all'orizzonte, questi vengono chiamati "quadranti retti". Per esempio, un orologio "orientale" si chiamerebbe "quadrante retto meridionale", o settentrionale e via dicendo. L'orologio verticale meridionale, o australe, cioè comunemente rivolto a Sud, viene denominato precisamente "quadrante retto direttamente meridionale" o settentrionale.

 

Jacques Ozanam.

A questo punto, e per terminare questa prima parte che precede il dizionario, è interessante riportare quanto scrive il grande J. Ozanam in merito a tali definizioni nel suo articolo "Gnomonique" del Dictionnaire Mathematique pubblicato a Parigi nel 1691:

"Il quadrante, o orologio solare, è la rappresentazione dei circoli della Sfera su un Piano, per mezzo dei Raggi che partono direttamente dal Sole, o per mezzo della loro Riflessione, o ancora Rifrazione; per questo motivo la Gnomonica si divide in "Diretta", in "Riflessa" e in "Rompue".

- La Gnomonica "diretta" è quella che si pratica per mezzo dei Raggi inviati direttamente dal centro del Sole sulla punta dello stilo (oggi diremmo quadranti diretti, o direzionali, quelli che per la lettura dell'ora sfruttano l'angolo orario del Sole).

- La Gnomonica Riflessa è quella che si pratica per mezzo della riflessione dei Raggi del Sole.

- La Gnomonica Rompue (un appellativo davvero inusitato) è quella che si pratica per mezzo della rifrazione. E per questa valga l'esempio dell'orologio solare a rifrazione ricavato empiricamente nell'interno di una coppa riempita d'acqua, descritto da Oddi Muzio nel suo libro "Orologi solari", edito nel 1614, quando non erano ancora state trovate le leggi matematiche della rifrazione.

Il piccolo e concentrato articolo di Ozanam ci regala qualche altra definizione, specificando che esse appartengono alla gnomonica diretta.

Oltre all'"orizzonte del piano" del quadrante, l'"asse del quadrante", i vari piani del quadrante, la sustilare e l'equinoziale, egli definisce la "Linea delle sei ore", comune sezione del "Cerchio delle sei ore" e del piano del quadrante; il "Cerchio delle sei ore" che è un cerchio orario ed è perpendicolare al Meridiano e di conseguenza taglia l'orizzonte nei punti cardinali Est ed Ovest; il "Centro divisore" che è un punto nel piano del quadrante che rappresenta il Centro del Mondo e serve a suddividere in gradi la rappresentazione di un cerchio massimo della sfera. Per esempio, la proiezione sul quadro del vertice dell'assostilo rappresenta il punto detto "centro divisore" della sustilare, mentre la proiezione ortogonale del piede del triangolo stilare (piede dell'assostilo) nel piano del quadro, rappresenta il "centro divisore" della linea dell'orizzonte, altrimenti detta oggi "retta alba-tramonto" (per tutte queste definizioni si veda il Dizionario più avanti).

Infine, tutti i "punti divisori" delle rette orarie sono equidistanti dal Centro dell'orologio. E così, egli seguita a specificare nuove definizioni, come il "Centro dell'Equatore", il "Raggio dell'Equatore", il "Verticale del Piano", lo "zenit del piano" che dà luogo alla "faccia superiore ed inferiore del piano", l'"Arco dell'equatore" ed altri termini ormai perduti nel moderno lessico gnomonico.

L'importanza di un recupero lessicale nella Gnomonica è data in parte dal tentativo di salvare una tradizione antica che costituisce il vocabolario dello scheletro geometrico della gnomonica, in parte perchè ciò che resta degli antichi metodi geometrici per la costruzione degli orologi solari, vengono oggi presentati senza questa importante nomenclatura dando l'apparenza di cose appena inventate, senza appunto una tradizione storica. Faccio un esempio. Nell'apprendere molti metodi geometrici costruttivi sui libri che vanno dalla metà del 1800 ad oggi, sono rimasto colpito da questa totale assenza di un vocabolario gnomonico adeguato che definisca tutte le fasi nel procedimento di progettazione degli orologi solari. Ogni procedimento viene sempre descritto come "prendere il segmento...tirare la perpendicolare alla linea AB... congiungere i punti orari della linea EF con...", e via dicendo. Mentre invece una corretta descrizione del metodo geometrico dovrebbe tener conto della nomenclatura in uso anticamente.

Un altro esempio è dato da Francesco Vimercato che nel libro "Diaolgo de gl'horologi solari" (Venezia 1586, il primo libro in italiano sugli orologi solari) definisce le ore italiche "ore peregrine" e nella costruzione geometrica degli orologi solari verticali e orizzontali definisce la "Linea della contingenza" che è niente altro che la linea sulla quale si riportano le suddivisioni orarie da congiungere col centro dell'orologio.

"Queste linee della contingenza mi piacciono molto - scrive Vimercato - poichè rappresentando in sé la superficie Equinottiale, per le linee dal centro del circolo Equinottiale in se terminante contengono la ragione di mandar di novo da esse terminatione le linee horarie proportionatamente alli centri di circoli de gli Horologi di Base, et Cateco, secondo l'altezza del Polo composti".

Le linee della contingenza le ritroviamo anche in Wolff negli "Elementa Gnomonicae" del 1717, in Kircher e in altri autori.

Allora, da oggi in poi, nelle costruzioni geometriche si dirà correttamente che le suddivisioni orarie si otterranno congiungendo i punti orari sulla linea della contingenza col centro dell'orologio.

Ancora, Vimercato descrive il "Raggidico Solare", lo strumento classico della Gnomonica, usato fino al secolo scorso e chiamato "Trigono dei segni", termine adottato dal lessico francese "Trigone des signes".

In conclusione, i "nuovi" termini che abbiamo visto finora fanno parte di un vocabolario gnomonico tutto da rifare se non lo si vuole perdere. Leggendo un'opera erudita sulla gnomonica, come quella di Claudio Pasini, "Orologi Solari" del 1900, si può constatare come tutti questi vocaboli siano caduti ingiustificatamente in desuetudine.

Per questo motivo, con questo articolo e il Dizionario che segue, spero di aver in parte contribuito al recupero di questa antica terminologia e di aver soprattutto sensibilizzato e stimolato il lettore a muoversi nelle sue ricerhe anche in questo senso.



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A cura di Rosa Casanova
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